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Wolfgang Müller chiede:
- Ho lavato le stoviglie. - Le HO lavate.
- Ho lavato me stesso/a. - Mi SONO lavato/a.
In entrambi i casi abbiamo un verbo transitivo ed un complemento oggetto, un perfetto parallelismo dunque. Come mai questa discrepanza?
Io accetto, come puramente convenzionale, il termine « verbo riflessivo » (vedi sotto), ma lo trovo un po' ingannevole e fuorviante: se si leggono (!) queste frasi:
mi guardo allo specchio
mi lego le scarpe
ci salutiamo
mi pento
si va?
si affittano box
si vedrà (!) che la spiegazione « azione che si riflette sul soggetto » è assolutamente inadeguata. (Allo stesso modo dico « verbi transitivi », ma proibisco ai miei allievi di parlare di azioni che « transitano »).
Ciò che caratterizza il verbo riflessivo non è la forma dell'azione, ma la forma della coniugazione: si tratta di verbi accompagnati da un pronome atono riflessivo. Per questo le grammatiche preferiscono usare, come più precisa, la definizione « coniugazione pronominale ». L'italiano, che è una lingua analitica, come ha sviluppato una coniugazione passiva con l'uso di ausiliari (essere, venire), mentre altre lingue, come il latino, usano una forma sintetica (amor - sono amato), analogamente ha anche costruito una forma « media » con l'uso del pronome riflessivo, laddove il greco usa una forma sintetica (aisthánomai - mi accorgo).
Così come la forma media in greco può assumere vari significati, (fra cui anche quella che noi chiameremmo « riflessivo proprio »), anche la forma pronominale italiana può assumere vari significati, fra cui anche quella di « azione che si riflette sul soggetto » (il complemento oggetto o il complemento di termine è la stessa persona del soggetto). Ma non è l'unica, e, a naso, direi che non è nemmeno la più frequente.
Trattandosi di una forma particolare di coniugazione, essa si sviluppa nei vari modi e tempi secondo regole sue proprie (quindi con l'ausiliare essere) indipendentemente dal significato che assume nel corpo della frase.
Così per lo meno nella lingua moderna; nell'antica, invece, poteva essere diverso, « e ciò specialmente nel verso e nella nobile prosa » (Fornaciari, Sintassi italiana, XVI, 8):
Fatto v'avete Dio d'oro e d'argento;
e che altro è da voi a l'idolatre
se non ch'elli uno, e voi ne orate cento?
(Dante, Inferno, XIX vv.112-114)