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Gennaio 2000    scrivimi@mauriziopistone.it    strenua nos exercet inertia    Hor.

Questioni di grammatica italiana


Ho potuto andare o sono potuto andare? Uso dell’ausiliare con i verbi servili

I verbi servili dovere potere volere solitamente prendono l'ausiliare del verbo che segue:

ho parlato - ho dovuto parlare
sono andato - sono dovuto andare

Questa regola ha però delle eccezioni, come ricorda il Fornaciari:

La regola che abbiamo data su volere, potere, dovere con infiniti intransitivi non è per altro così costante, che non se ne possa uscire quando giovi mettere in ispecial rilievo la forza di essi verbi. – Avrebbe poi voluto essere altrove. Berni. – Se Pietro pienissimamente non avesse voluto, non avrebbe potuto morire per Cristo. S. Gregorio. – Essa ha dovuto partir di nascosto dal suo paese. Manzoni. [Sintassi, pp. 164-165]

Aggiungo due brevi passi boccacceschi dal Centonovelle:

Nell'italiano contemporaneo, poi, i verbi servili hanno sempre l'ausiliare avere quando sono seguiti dal verbo essere:

non ho potuto essere presente

Ferdinando Chiodo, a proposito dell'ultimo passo manzoniano citato dal Fornaciari (dal cap. IX dei Promessi Sposi), mette a confronto le due versioni; quella del 1842:

« Deve sapere, reverenda madre.... » incominciava Agnese; ma il guardiano le troncò, con un'occhiata, le parole in bocca, e rispose: « questa giovine, signora illustrissima, mi vien raccomandata, come le ho detto, da un mio confratello. Essa ha dovuto partir di nascosto dal suo paese, per sottrarsi a de' gravi pericoli ecc.

con la precedente, dall'edizione del 1827:

« Deve sapere, reverenda madre.... » incominciava Agnese; ma il guardiano le ruppe con un'occhiata le parole in bocca, e rispose: « questa giovine, signora illustrissima, mi vien raccomandata, come le ho detto, da un mio confratello. Essa ha dovuto partirsi nascostamente dal suo paese, per sottrarsi a gravi pericoli ecc.

Secondo Ferdinando Chiodo la versione del 1827 può essere portata anche a dimostrazione di una regola o uso frequente, che vuole che con i verbi riflessivi si preferisca l'ausiliare avere (ha dovuto partirsi); l'ausiliare poi è rimasto anche nell'edizione del 1842 (ha dovuto partir)

Aggiunge poi due altre citazioni:

Per quanto riguarda l'uso dell'ausiliare nei verbi servili, nell'edizione definitiva dei Promessi Sposi (PS) Manzoni corresse una espressione usata nel 1827 (Cap. XXII):
Il signore entrò, e girato un'occhiata per la stanza, vide Lucia ravvolta nel suo cantuccio e quieta. « Dorme? » domandò sotto voce alla vecchia: « colà, dorme? eran questi i miei ordini, sciagurata? « Io ho fatto il possibile, » rispose questa: « ma non ha mai voluto mangiare, non ha mai voluto venire... (PS, 1827). Il signore entrò, e data un'occhiata per la camera, vide Lucia rannicchiata nel suo cantuccio e quieta. « Dorme? » domandò sotto voce alla vecchia: « là, dorme? eran questi i miei ordini, sciagurata?
« Io ho fatto di tutto, » rispose quella: « ma non ha mai voluto mangiare, non è mai voluta venire... (PS, 1842).

Nel cap. XXVIII, invece, il Manzoni « perdura nell'errore », avrebbe detto il mio professore di lettere delle scuole medie. Nell'edizione del 1827 viola infatti l'uso dell'ausiliare con i verbi servili (parere richiede l'ausiliare essere), e conferma la violazione nell'edizione definitiva del 1842:

È poi facile anche il vedere, e non inutile l'osservare come fra quegli strani provvedimenti vi sia però una connessione necessaria: ognuno era una conseguenza inevitabile dell'antecedente, e tutti del primo, di quello che fissava al pane un prezzo così lontano dal prezzo che sarebbe risultato dalla condizione reale delle cose. Alla moltitudine un tale provvedimento è sempre paruto, e ha sempre dovuto parere, quanto conforme all'equità, altrettanto semplice e agevole a porsi in esecuzione: è quindi cosa naturale che, nell'angustie e ne' patimenti della carestia, essa lo desideri, l'implori e, se può, lo imponga (PS, 1827). È poi facile anche vedere, e non inutile l'osservare come tra quegli strani provvedimenti ci sia però una connessione necessaria: ognuno era una conseguenza inevitabile dell'antecedente, e tutti del primo, che fissava al pane un prezzo così lontano dal prezzo reale, da quello cioè che sarebbe risultato naturalmente dalla proporzione tra il bisogno e la quantità. Alla moltitudine un tale espediente è sempre parso, e ha sempre dovuto parere, quanto conforme all'equità, altrettanto semplice e agevole a mettersi in esecuzione: è quindi cosa naturale che, nell'angustie e ne' patimenti della carestia, essa lo desideri, l'implori e, se può, l'imponga (PS, 1842).

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