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17 Ottobre 1998    scrivimi@mauriziopistone.it    strenua nos exercet inertia    Hor.

Questioni di grammatica italiana

Ancora sui pronomi personali: la scomparsa del tu

Su it.cultura.linguistica.italiano "Julian" lamenta

... la scomparsa del tu .... sostituito dal te

Richiamo, anche a rischio di diventare monotono, osservazioni già fatte a proposito di eglilui e di lorogli.

Nella lingua italiana i pronomi personali obbediscono a due leggi diverse:

  1. distinzione in base alla funzione sintattica: pronome soggetto io, tu ecc., pronome complemento me, te; questa legge è chiaramente un’eredità dei casi latini;
  2. distinzione in base alla posizione del pronome nella frase e alla maggiore o minore intensità con cui viene pronunciato: «io parlo a te» (dopo il verbo – forma forte o tonica), «io ti parlo» (prima del verbo – forma debole o atona); questa regola, del tutto estranea al latino, è un’innovazione propria dell’italiano e di altre lingue romanze.

Queste due leggi spesso entrano in conflitto fra di loro, e producono situazioni estremamente instabili. Nella terza persona singolare la forma forte del complemento ha, nell’uso corrente, quasi completamente soppiantato la forma del soggetto: lui lei al posto di egli, ella. Al plurale, sinceramente non saprei cosa mettere al posto di loro: forse ei (e’) ed elle, già in crisi nell’Ottocento? essi ed esse, che le grammatiche consigliano solo per le cose e non per le persone? i caricaturali eglino ed elleno?

Non stupisce quindi che te per tu sia diventato così frequente nell’uso corrente, soprattutto quando non è in prima posizione: «vuoi venire te?» diceva la mia professoressa di matematica più di trent’anni fa. «Io e te» è la forma più usata, anche se in posizione scambiata resiste «tu ed io». Ma ormai la forza del te è tale che sopravvanza il tu anche in prima posizione; sentiamo frequentemente «te lo sai bene» anche se ci risulta segno di un parlare grezzo.

Legata a questa, vi è la questione dei pleonasmi; (vedi sopra il caso del ne) «te, tu lo sai bene» citato da Giovanni Zezza è forma decisamente idiomatica; ma risponde alla stessa logica che ha generato «a me mi piace», «lui, l’ho visto ieri» «io a te ti ammazzo»; forme a volte variamente connotate regionalmente, ma che affondano in uno stesso sostrato profondo. Aggiungo che in piemontese la coniugazione regolare del verbo richiede il doppio pronome: mi i son, ti it ses, chiel a l’é ecc. Dalla prima persona si vede chiaramente che il primo pronome mi (accentato) è la forma del complemento, il secondo i (non accentato) è un relitto della forma soggetto.


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