§ 1. Le interjezioni propriamente dette non hanno di per sè alcun senso chiaro o preciso, ma sono espressioni istintive di qualche affetto o sensazione. Non si può determinare esattamente a quale sentimento corrisponda ciascuna di esse, potendo una medesima interjezione manifestare più e diversi moti dell'animo. Diremo soltanto, così in generale, che oh esprime, più che altro, la maraviglia; ah l'allegrezza; eh una maraviglia mista di ripugnanza; mah, cheh (solita a scriversi che), incredulità o disprezzo; ahi, ohi, uh, uhi il dolore; ohibò, un senso deciso di ripugnanza; puh, ripugnanza e sdegno; ih, la rabbia e la stizza; ehi, olà, la chiamata di alcuno; deh, la preghiera; guai, la minaccia ecc. Il significato delle altre interjezioni è fatto chiaro abbastanza dalle parole stesse, di cui sono formate.
§ 2. Ad ahi, ohi si congiunge spesso la forma oggettiva di prima persona, me: ahimè, ohimè (ohisè antiquato). Con un aggettivo usato a maniera di interjezione si adopra la medesima forma, ed inoltre te, lui, lei, loro (non egli nè ella nè sè): felice te! me sventurato! benedetto lui! maledetti loro! poveretta lei! (Vedi addietro, cap. VI, § 8). Talora con la preposizione a: povero a me! poveretto a lui!
§ 3. La interjezione ecco equivalente presso a poco a vedi, guarda o sim. ha molti usi che siamo andati notando via via, e che qui raccogliamo insieme:
si affigge le enclitiche pronominali e l'avverbiale ne; p. es. eccomi, eccoti, eccolo ecc. eccoci (ecco noi), eccovi (ecco voi), eccone (vedi Gramm., P. II, cap. XXVIII, § 7). Eccoti si usa per maggior vivacità invece di ecco. Dicendo queste parole, eccoti quel malvagio Giuda, e pessimo mercatante. Vita di Cristo;
regge, a maniera di oggetti, nomi, pronomi (in forma oggettiva), infiniti, participii e proposizioni oggettive. Quand'ecco i tuoi ministri io non so d'onde. Petrarca. Ecco lui pronto A renderci di sè, disse, buon conto. Ariosto. Ecco entrare nella chiesa tre giovani. Boccaccio. Ecco i giudici a sedere. G. Gozzi. Eccoti nato il dispregio che l'una classe ha per l'altra. G. Gozzi. Ecco che la fortuna ai nostri cominciamenti è favorevole. Boccaccio:
resta indipendente, ed ha più propriamente il valore d' interjezione. Ecco, disse la donna, per questa volta io non vi voglio turbare nè disubbidire. Boccaccio. Ecco apparir Gerusalem si vede. T. Tasso. Ecco bello innamorato! or non ti conosci tu, tristo? Boccaccio; si rafforza cogli avverbii locali qui, qua, li, là. Ecco qua i frutti della vostra lunga pazienza! Segneri.
§ 4. O (senza h) si usa o solo o davanti ad un nome, per chiamare qualche persona o cosa; p. es. o vien qua; o Giovanni, o Agnese, o fratelli, o donne, o lupo, o cavallo ecc. o quel giovine, o quella signora ecc.:
e con pronomi personali: o voi, o te, o colui ecc. O voi che siete in piccioletta barca ecc. Dante. O tu che se' di là dal fiume sacro. Dante. Per chiamare con più insistenza usasi olà, ehi.
§ 5. La seconda singolare dell'imperativo assume spesso il valore d'interjezione, e ciò in alcuni verbi di percezione, per lo più abbreviati; guarda o gua',. vedi o ve', togli e to', senti, odi, mira; p. es. Guarda chi vedo! Gua' chi mi predica la pazienza! Gua', gua' un cavallo scappato! Rigutini. Senti! o questa è bella! Rigutini.
Quanto all'uso degli avverbii sì e no, vedi la Parte II nel capitolo delle Proposizioni affermative e negative [cap. VII § 12 Red.].