Luca Serianni
Italiano
Grammatica, Sintassi, Dubbi
UTET 1988 / Garzanti Libri 2000
Cap. II p. 68
41. L'anteposizione (o « inversione ») del complemento oggetto rispetto al soggetto e al predicato, talvolta con il soggetto in posizione finale, è una delle più comuni caratteristiche di enfasi stilistica della lingua letteraria, in particolare nella poesia antica e moderna. Basterà un solo esempio: « O miseri o codardi / figliuoli avrai. Miseri eleggi. Immenso / tra fortuna e valor dissidio pose / il corrotto costume » (Leopardi, Nelle nozze della sorella Paolina,16-19).
Luca Serianni
Italiano
Grammatica, Sintassi, Dubbi
UTET 1988 / Garzanti Libri 2000
Cap. XIV pp. 371-372
10. Col tradizionale termine di anacoluto (dal greco anakólouthos 'che non segue, inconseguente') ci si riferisce alla frattura di una sequenza sintattica, a un'irregolarità nella costruzione della frase, a un « cambio di progetto » che interviene nel corso della strutturazione del discorso (per servirci di un'espressione adoperata dalla linguistica testuale).
Il concetto di « anacoluto » presta il fianco a facili critiche, e ad una, in particolare: l'irregolarità, la deviazione rispetto a una norma codificata spesso ha valore solo relativo, per una data fase storica e per un dato livello di lingua. Oggi risulterebbe « anacolutico » un fenomeno come la paraipotassi, che era invece « normale » nell'italiano dei primi secoli (variabile diacronica); e ancora, un costrutto fondato sul che polivalente (per il quale cfr. XIV.82; ad esempio: « mangia che ti fa bene »), improprio nel registro elevato, sarebbe però adeguato nel registro informale e nell'uso letterario che ricerchi la mimèsi dell'oralità (variabile diafasica).
Ricorderemo un solo tipo di anacoluto, che è forse quello più caratteristico e frequente, ben rappresentato nell'italiano scritto da semicolti (il cosiddetto « italiano popolare ») e nella prosa che lo riproduca. Si tratta dell'anacoluto che nasce dall'impulso ad « esprimere la preminenza del soggetto logico, ponendolo in primo piano, ad apertura di frase, e subordinandovi, poi [ ...], il discorso che intorno al soggetto si muove » (CORTELAZZO 1972: 139; di qui i due esempi seguenti): « io il morale è alto e sono sempre allegro », « ma quel lavoro non vi fu baruffe ».
Ed ecco tre esempi di scrittori in cui la movenza sintattica colloquiale è sfruttata con consapevolezza artistica: « quelli che moiono, bisogna pregare Iddio per loro » (Manzoni, I Promessi Sposi, XXXVI 30); « il primo che va in giro di notte gli faremo la pelle » (Verga, Novelle, I 249); « io, la mia patria or è dove si vive » (Pascoli, Romagna, 51).
Non rara la presenza di anacoluti di questo tipo nei proverbi, che spesso cristallizzano un detto popolare: « Chi pecora si fa, il lupo se la mangia », « Chi s'aiuta, Iddio l'aiuta », « Tanti galli a cantar non fa mai giorno », ecc.